Mobilegeddon un anno dopo, la rivoluzione responsive

Mobilegeddon un anno dopo, la rivoluzione responsive

Se il mondo dell’informatica corre di fretta e la digitalizzazione si espande a macchia d’olio in ambito globale, il web continua a evolversi a una velocità tale che l’innovazione di oggi sarà già obsoleta domani. A volte, questo non è solo un eufemismo. In un quadro del genere, una notizia risalente a un anno fa potrebbe sembrare distante e in disuso. Eppure, è ancora ben presente l’eco suscitata dal mobilegeddon del 21 aprile 2015, con cui Google ha rivoluzionato le indicizzazioni dei siti online sui motori di ricerca. A distanza di un anno esatto, i siti a cui la public company di Mountain View ha riservato priorità e maggiore visibilità sono diventati solo quelli ottimizzati per dispositivi mobili, smartphone e tablet. Una scelta dettata dalle leggi di mercato, basti pensare che nel corso del 2015 è avvenuto il sorpasso delle connessioni da mobile rispetto a quelle da pc, ma anche funzionale al raggiungimento di target qualitativi sempre più elevati per il web. I risultati non si sono fatti attendere. Anche se, al momento, non ci sono cifre ufficiali circa la “migrazione” verso i siti responsive, i dati rilevati entro l’inizio dell’anno hanno rilevato un regresso superiore al 10% del traffico per i siti non-ottimizzati, mentre circa la metà dei siti non mobile friendly ha perso significative posizioni nei ranking di ricerca. Il processo, quindi, è in atto e forse non è ancor del tutto compiuto. Basti pensare che solo il prossimo maggio Google lancerà un nuovo aggiornamento critico dei suoi algoritmi di ricerca, col quale penalizzerà siti non correttamente visibili su smartphone e tablet e che non rispecchiano le ultime direttive. In ogni caso, tale intervento sarà decisamente più soft rispetto a quanto avvenuto in occasione del mobilegeddon. I siti, infatti, perderanno posizioni solo nelle ricerche da mobile (non da desktop) e dovranno essere adatti per dispositivi non fissi, ma non necessariamente responsive. Tuttavia, è comunque una nuova spinta in direzione della “rivoluzione responsive” promossa da Google e sposata da tutte le imprese, come Evolware, dedite all’innovazione e al miglioramento continuo.